Da Spoleto si percorre viale Marconi fino a Passo Parenzi: alla rotatoria si prende sulla destra e, giunti a una seconda rotatoria, si prosegue sulla sinistra per circa 1 km fino a raggiungere la chiesa di S. Sabino, dedicata al vescovo spoletino Sabino, morto martire verso il 310 e qui seppellito. Il Santo fu tenuto in grande venerazione dagli Spoletini che edificarono, utilizzando materiale di recupero, una basilica sul suo sepolcro.
Il vescovo Sabino fu arrestato ad Assisi, e gli vennero amputate le mani; una matrona, di nome Serena, lo curò e il santo per gratitudine le guarì una nipote affetta da una grave malattia agli occhi. Quando fu ucciso, Serena lo fece seppellire nel luogo ove poi sorse la basilica. Parlano di lui e della sua chiesa Gregorio Magno, Procopio di Cesarea e Paolo Diacono, che ci narra della venerazione dei Longobardi per il santo. Era particolarmente invocato da quanti dovevano partire per le campagne militari che, abitualmente, passavano la notte nella sua chiesa; quasi per certo S. Francesco ebbe in questa chiesa il sogno che lo convinse a cambiare vita.
La chiesa ha subito diverse trasformazioni. Il terremoto del 1767 procurò seri danni, tanto da rendere necessario l’intervento che mutò l’originaria struttura. L’edificio attuale presenta una facciata di cui la metà superiore è frutto del restauro della fine del ‘700; le absidi, pur con i guasti operati dal tempo e dagli uomini, mostrano ancora l’assetto originario e colpiscono per i grandi blocchi romani di reimpiego. L’interno ha tre navate, separate da colonne alternate a pilastri, e un presbiterio rialzato cui sottostà la cripta, con copertura a volta sostenuta da colonne romane di recupero dove è conservato il sarcofago che custodiva il corpo di S. Sabino. Interessanti alcuni capitelli protoromanici.
Proseguendo oltre la chiesa si torna in via Marconi, si oltrepassa Pontebari e si prosegue fino all’altezza del bivio per Morgnano dove si potrà visitare il Museo delle Miniere che, creato sulla struttura del Pozzo Orlando, uno dei punti di accesso alle gallerie delle vecchie miniere di lignite, propone ai visitatori oggetti, documenti, filmati, escursioni con la testimonianza diretta degli ex minatori (per la visita, tel. 0743 225700; email: info@amicidelleminiere.it).
Una volta completata la visita, tornati indietro fino all’incrocio di Pontebari, si prosegue lungo la provinciale. Le deviazioni che si incrociano sulla destra conducono alle frazioni di Protte, Camporoppolo e Beroide, quest’ultimo munito di castello fortificato del XIV secolo. Vicino all’abitato, nelle immediate vicinanze del diverticolo della via Flaminia, è la poco nota chiesa campestre di Sant’Antonio abate; l’interno, completamente affrescato, presenta nell’abside un quattrocentesco ciclo dedicato al popolare santo, patrono degli animali e dei pellegrini (chiedere le chiavi alla vicina casa padronale). A circa quattro km si incontra la frazione di San Brizio, villaggio fortificato con un’interessante chiesa parrocchiale romanica dedicata al primo vescovo spoletino.
LA BRUNA – CASTEL SAN GIOVANNI – CASTEL RITALDI – GIANO DELL’UMBRIA
Continuando ancora lungo il rettifilo si incontra la frazione di La Bruna, sviluppatasi all’incrocio delle principali vie di comunicazione del territorio. Qui sorge il Santuario della Madonna de La Bruna, gioiello rinascimentale edificato sulla riva del torrente Tatarena, a navata unica a pianta centrale coronata da tre absidi. Sopra l’altare maggiore è dipinta l’immagine della Madonna de La Bruna così chiamata per l’incarnato del volto, affresco attribuito a Tiberio Diotallevi di Assisi. Da La Bruna si può raggiungere Castel San Giovanni, fortificazione iniziata nel 1376, con torri angolari cilindriche e quadrate. Il paese antico è tutto dentro le mura della fortificazione che, insieme alle possenti torri angolari, risulta la meglio conservata della piana spoletina. Sulla grande porta ad arco, due stemmi cinquecenteschi, quello papale e quello del cavaliere spoletino con la scritta “SPOL DOMM” (spoletino dominio). Fino al 1964 il castello era circondato da un grande fossato. Sulla porta sono evidenti tracce dell’antico ponte levatoio.
Sopraelevata rispetto al piano della piazza, sorge la chiesa dedicata a San Giovanni Battista, più volte ricostruita, con una bella porta cinquecentesca e affreschi di Scuola umbra. Il più recente restauro è stato effettuato a seguito del sisma del 1997. Da La Bruna la strada risale brevemente le propaggini dei Monti Martani e raggiunge velocemente l’abitato di Castel Ritaldi. Un piccolo borgo adagiato in cima alla collina di Scigliano, alle pendici dei Monti Martani, sorto probabilmente come pagus romano, lungo il percorso che da Spoleto porta a Montefalco. Da destra e da sinistra lo circonda un territorio ancora in gran parte agricolo con boschi e suggestivi declivi collinari coltivati a ulivo, vite e frutta. Pittoresche stradine si inerpicano tra i colli e le macchie dove è assai piacevole passeggiare, pedalare con la mountain bike o cavalcare.
La visione dei paesi che si scorgono è amena e si spazia con lo sguardo da Spoleto a Campello sul Clitunno, da Trevi a Foligno fino ad Assisi. Castel Ritaldi prende il nome dallo splendido castello dei Ritaldi. Qui nell’XI secolo normalmente risiedeva un visconte con poteri amministrativi sul territorio che comprendeva numerosi castelli di cui alcuni tuttora abitati e altri parzialmente in rovina. Insieme a Colle del Marchese faceva parte di un territorio denominato “Normandia”, piccola provincia autonoma all’interno dei territori della Chiesa. Il centro storico è cinto dalle mura del Castello del XIII secolo ove merita una visita la chiesa parrocchiale di Santa Marina, edificata tra il XIV e il XV secolo, con all’interno la Madonna col Bambino in una mandorla di Serafini (1508), la Madonna del Soccorso attribuita a Lattanzio di Niccolò di Liberatore detto l’Alunno e un interessante affresco di Tiberio d’Assisi. Nella piazza la chiesa di San Nicola, con un bel portale del 1486. Fuori dal centro abitato percorrendo la strada per Colle del Marchese si incontra la pieve di San Gregorio in Nido, edificio romanico sorto intorno al 1141, con splendide decorazioni in bassorilievo sulla facciata e sul portale ad archi incassati, con una ghiera a motivi vegetali intrecciata con figure fantastiche. In località San Quirico è stata ritrovata la Lex Spoletina (o Lex Luci) che proibiva il taglio degli alberi in un bosco sacro dedicato a Giove, reperto romano del III secolo a.C., oggi custodito nel Museo Archeologico di Spoleto.
Si giunge quindi a Colle del Marchese dove l’antica e nobile famiglia spoletina Parenzi ebbe vasti possedimenti. Conserva tutt’oggi notevoli resti di mura e il bastione principale trasformato in torre campanaria. Il castello, edificato nel 1300 nel cuore della “Normandia”, ha pianta circolare con edifici d’epoca medievale. Al suo interno si trova l’antica chiesa di San Pancrazio con l’abside pentagonale quattrocentesco. Sulla parete di fondo, Vergine orante, incoronata da due angeli, affresco del XVI secolo del Melanzio. Su una parete esterna una nicchia con busto marmoreo di San Pancrazio del XV secolo. Nelle vicinanze si trovano la chiesa della Madonna della Stelletta, al cui interno si conserva un altare su cippo affusolato risalente all’VIII-IX secolo e la chiesa della Madonna della Selvetta.
Si continua poi verso Macciano, fino a risalire a Giano dell’Umbria che sorge su una collina a 546 m. s.l.m., chiusa a sud dalla cima del Monte Martano (1094 m). Il nome deriva molto probabilmente dalla presenza di un tempio pagano dedicato al dio Giano. Sicuramente oggetto di invasioni barbariche, il centro rifiorisce nel Medioevo ed estende il suo dominio su alcuni villaggi circostanti.
Dalla metà del Duecento fino all’inizio del XIX secolo, rimane, con alterne vicende, sotto il governo di Spoleto. Nel 1816 viene dichiarato comune autonomo e rimane tale anche dopo l’Unità d’Italia. Il castello mantiene molto pronunciata la sua fisionomia medievale.
Poco fuori le mura è il complesso monumentale di S. Francesco con la chiesa, risalente alla seconda metà del XIII secolo. L’esterno, in conci rosati con copertura a due spioventi, mostra una facciata sopraelevata rispetto all’originale.
L’interno, manomesso nel XVII secolo, è decorato da sei altari lignei di impostazione barocca, sormontati da pregevoli tele. Gli affreschi della chiesa originaria sono stati recentemente ritrovati dietro alcuni altari e si aggiungono ai preziosi dipinti del XIV secolo conservati nell’abside e all’importante ciclo pittorico attribuito al pittore folignate Giovanni di Corraduccio (XIV secolo) nella cappella del Crocifisso. Risalendo per i vicoli del castello si arriva alla piazza del Municipio, dove si affacciano il Palazzo Pubblico e la chiesa della Madonna delle Grazie edificata nel XIV e completamente trasformata nel XVIII secolo. Custodisce due pregevoli tele di Antonio Cavallucci (1794) e Andrea Polinori (1620) e resti della decorazione trecentesca sopra l’altare maggiore. Sempre sulla piazza si innesta il corpo duecentesco della chiesa di S. Michele Arcangelo. All’interno tracce frammentarie degli affreschi absidali del 1501 e un crocifisso ligneo del XVI secolo.
L’Abbazia di S. Felice, raggiungibile attraverso una strada panoramica, è un gioiello di arte romanica di matrice benedettina tra i più interessanti dell’Italia centrale. La chiesa mostra la sua originaria struttura romanica risalente al XII secolo. La facciata in conci rosati di San Terenziano, originariamente a quattro spioventi, è stata ampliata e alzata nel XVI secolo. L’interno è a tre navate con volte a botte e presbiterio sopraelevato. Conserva una crocifissione del XVI secolo. La cripta, coeva al corpo principale, custodisce il sarcofago del IV-V secolo, con le reliquie del Santo. Il carattere romanico della chiesa, nascosto da interventi settecenteschi, è stato riportato alla luce da un restauro del 1958. Il chiostro agostiniano, edificato nel XVII secolo, ha le arcate sorrette da robusti pilastri quadrangolari. Gli affreschi sulle pareti raffigurano le Storie della vita di san Felice. L’Abbazia è attualmente Centro di Spiritualità e Casa di Fondazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, che abitano il cenobio dal 1815. Una statua bronzea posta davanti alla facciata della chiesa, opera dello scultore Franco Verroca, ricorda San Gaspare del Bufalo, fondatore dell’Ordine religioso.
Da visitare anche la rete dei piccoli borghi medievali che costellano il territorio di Giano, come Montecchio, Castagnola e Morcicchia, che costituivano una vera e propria rete fortificata di castelli a protezione del Ducato spoletino e che conservano ancora oggi significative vestigia del loro passato.
Montecchio è un importante castello, in posizione dominante sull’antica via Flaminia, già fortificato nel X secolo. Sulla piazzetta si affacciano il piccolo Palazzo della Comunità del XVI secolo e la chiesa di San Bartolomeo, con frammenti di affreschi di Scuola umbra e un interessante paliotto lapideo, datato 1430. Fuori dell’abitato si trovano la piccola chiesa di S. Rocco e resti di un edificio, usato sin dal XIV secolo come ospedale, e, a circa 1 km, resti di una imponente villa romana di età imperiale in fase di scavo.
A Castagnola, il castello conserva porzioni di mura e impianto medievale. All’interno è visibile l’antica torre di sentina trasformata in torre campanaria e la chiesa di S. Croce, di probabili origini trecentesche.
Poco lontano dall’abitato sorge il Santuario della Madonna del Fosco, di impianto ottocentesco, costruito intorno ad una cappella votiva del XV secolo, affrescata dal pittore eugubino Ottaviano Nelli, in ricordo di una apparizione della Vergine.
A Morcicchia, dell’antico castello rimangono il Palazzo pubblico, una cisterna per la raccolta delle acque e significativi resti della cinta muraria. All’interno del borgo si trova la piccola chiesa di S. Silvestro, del XIV secolo, manomessa pesantemente a metà del ‘900.
Poco lontano è visibile una possente torre, antico residuo del Castello di Clarignano, in rovina già nel XIV secolo.
