A casa con i Longobardi: il ruolo della donna nel Regno longobardo

Oggi 8 marzo si festeggia la “Giornata internazionale della donna” e ci è sembrato interessante parlare del ruolo della donna nel Regno longobardo.

Nella società dei Longobardi la condizione femminile era ancora di sottomissione estrema all’universo maschile. Soltanto il maschio adulto e libero, che era in grado di combattere, godeva di tutti i diritti civili e politici. Al contrario, coloro che non potevano portare le armi, come le donne e i minori, erano obbligati a sottostare alla protezione di un uomo adulto. Dunque, una donna trascorreva tutta la sua vita sotto la custodia di un uomo che poteva essere il padre, un fratello o il marito. Quest’uomo possedeva il mundio della donna, cioè il potere di proteggerla. Quando la donna veniva data in sposa, il mundio passava automaticamente dal padre (o dal fratello) al marito. Attraverso il mundio, l’uomo amministrava i beni della donna, la rappresentava pubblicamente, controllava che il suo comportamento rispettasse le regole sociali e culturali del loro popolo, e che ella non costituisse motivo di disonore per la famiglia di origine.

Dopo la prima notte di nozze, a matrimonio consumato, la donna riceveva la Morgengab, la donazione del mattino. La sposa entrava in possesso di un quarto dei beni del marito. In caso di vendita di beni l’uomo doveva chiedere l’autorizzazione alla sua sposa. Il marito non aveva potere illimitato su una donna onesta, ma poteva ottenerlo in caso di situazioni particolari, quali l’adulterio, il disinteresse o la lontananza della famiglia della donna.

Nell’Editto di Rotari una ragazza che subiva violenza e che era spinta dalla famiglia verso un matrimonio riparatore poteva porsi sotto la tutela del re. Il sovrano si prendeva cura della fanciulla lasciandole la facoltà di scegliere un nuovo tutore o restare sotto la sua protezione. Chi compiva violenza su una donna infrangeva la legge. Il violentatore doveva risarcire il tutore della violentata. In ogni caso il re, essendo il grande Mundwalt di tutte le donne del regno aveva una percentuale sulle multe punenti gli abusi sessuali.

In realtà la condizione della donna non era di fatto così tragica. Nelle dinastie longobarde, siano esse regali o ducali, la donna è l’elemento di continuità per eccellenza: la regina o la duchessa è colei che trasmette la regalità, e il matrimonio con una regale vedova assicurava il titolo di sovrano legittimo. Ad alcune figure femminili, come regine e badesse, sono riservati ruoli di un protagonismo politico e sociale dai tratti quasi moderni.

Le stesse origini dei Longobardi sono legate a una donna, Gambara, che Paolo Diacono la descrive “acuta d’ingegno e provvida di consigli”. ​

Ma la figura femminile principale dell’Historia Langobardorum è senz’altro quella di Teodolinda, discendente dell’antica e nobile stirpe dei Leti.

Nel 584 Autari, divenuto re per elezione dell’assemblea dei duchi e dei guerrieri, per legittimare il suo potere sposò la principessa, Teodolinda, figlia del duca dei Bavari.

Il re Autari mandò i suoi messaggeri in Baviera a chiedere in sposa la figlia del re Garibaldo. Questi li accolse con favore e promise loro sua figlia Teodolinda. Appena Autari conobbe la risposta di Garibaldo, volle vedere di persona la sua sposa e partì subito per la Baviera, portando con sé pochi uomini e un vecchio di fiducia, d’aspetto piuttosto autorevole. Quando furono ammessi alla presenza di Garibaldo, Autari, di cui nessuno conosceva la vera identità, si avvicinò a Garibaldo e gli disse: – Il mio signore Autari mi ha mandato qui apposta per vedere la vostra figliola, sua sposa e nostra futura regina, onde io possa poi descrivergli con precisione che aspetto ha. Garibaldo fece subito venire la figlia e Autari restò a guardarla in silenzio, poiché era molto graziosa. Infine, soddisfatto per la sua scelta, disse al re: -Vostra figlia è davvero bella e merita di essere la nostra regina. Ora, se non avete nulla in contrario, vorremmo ricevere dalle sue mani una tazza di vino, come ella dovrà fare spesso in avvenire con noi. – Garibaldo acconsentì e la principessa, presa una tazza di vino, la porse prima a colui che sembrava il più autorevole, poi la offrì ad Autari, senza immaginare neanche lontanamente che fosse il suo sposo: e Autari, dopo aver bevuto, nel restituire la tazza, sfiorò furtivamente con un dito la mano e si fece scorrere la destra dalla fronte lungo il naso e il viso. La principessa riferì arrossendo la cosa alla nutrice e questa le rispose: -se costui non fosse il re che deve essere tuo sposo, certo non avrebbe osato neppure toccarti. Ma adesso facciamo finta di niente: è meglio che tuo padre non ne sappia nulla. Secondo me, però, quell’uomo è un vero re e un marito ideale-. In effetti Autari era allora nel fiore della giovinezza, ben proporzionato di statura, biondo di capelli e assai bello d’aspetto. […] Successivamente, essendo diventata precaria la situazione di Garibaldo in seguito all’invasione dei Franchi, Teodolinda si rifugiò in Italia con suo fratello Gundoaldo e fece avvertire Autari del suo arrivo. Subito egli le andò incontro con gran pompa per celebrare le nozze nel campo di Sardi, presso Verona e la sposò il 15 maggio 589 tra l’esultanza generale.”
(Paolo Diacono, III, 30)

Autari però morì poco dopo. Data l’urgenza della situazione e per il prestigio che si era guadagnata a corte, poté scegliere in autonomia il nuovo marito e la scelta cadde su Agilulfo, duca di Torino.

La regina Teodolinda iniziò ad avvicinarsi al papato, attirata dalla straordinaria personalità di Gregorio Magno. Appoggiata dal marito, si adoperò così per favorire la conversione dei Longobardi.

Dopo la morte di Agilulfo (nel 616) Teodolinda fu reggente per il figlio Adaloaldo fino alla sua maggiore età, ma quando questi venne deposto da una congiura di corte – dopo dieci anni di regno – si ritirò a vita privata.

Donna bella e intelligente, fu molto amata dal suo popolo. Fu una grande mecenate e restituì alla Chiesa i beni sottratti durante l’invasione e fece costruire nuove chiese e nuovi monasteri. A Monza, scelta come residenza estiva, fece erigere il Palazzo reale, molti edifici religiosi e una ricca Basilica dedicata a San Giovanni Battista, dove, alla sua morte nel 627, fu sepolta con tutti gli onori e venerata dal popolo locale come beata.

Paolo Diacono descrive così la basilica:

“Il popolo dei Longobardi non può essere vinto da nessuno perché una regina, venuta da un’altra terra, ha costruito sul suolo longobardo la basilica del beato Giovanni Battista e per questo il beato Giovanni intercede continuamente per la gente longobarda”.

La regina Teodolinda, dopo vari spostamenti, riposa ora nel Duomo di Monza, nella Cappella a lei dedicata, contornata dagli affreschi degli Zavattari.

Buon lunedì con i Longobardi!

ARCHIVIO NEWS

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *