Il 5 settembre del 1892 il Re Umberto I è atteso a Spoleto per inaugurare un nuovo monumento a Vittorio Emanuele II, suo padre, il primo Re d’Italia, scomparso nel 1878.
L’effige marmorea, realizzata da un artista toscano, Urbano Lucchesi e dedicata al Padre della Patria, è stata innalzata nell’omonima piazza (oggi piazza della Libertà), di fronte a palazzo Ancajani e attende solo di essere inaugurata con una cerimonia in grande stile.
La città si prepara ad accogliere Re Umberto con una parata di autorità civili e militari e una rappresentanza istituzionale e associazionistica di prim’ordine, come si vede nelle due riproduzioni fotografiche tratte dall’archivio di G. Sordini scattate lungo via Filitteria e viale Matteotti. La vigilia del grande giorno la città è tappezzata di manifesti che invitano enfaticamente la cittadinanza a partecipare all’evento.
Umberto I – prima della deriva autoritaria che gli meritò l’appellativo di “Re Mitraglia” e che portò nel 1900 al suo attentato da parte di un anarchico – è in quei giorni ancora figura ammantata di generale benevolenza tanto che – vuoi per la sua personale partecipazione nelle operazioni di soccorso durante episodi drammatici come il colera a Napoli, vuoi per aver firmato il codice Zanardelli che, tra le altre cose, aboliva la pena di morte – era etichettato come “Re Buono”.
Tra i manifesti che fanno parte della collezione della biblioteca comunale “Carducci” sono molti gli avvisi pubblici che riguardano l’arrivo del Re. Si conservano quelli emessi dal Municipio, dalla Società di Mutuo Soccorso tra i reduci dell’esercito nazionale, dalla società operaia di mutuo soccorso “Luigi Pianciani”, dall’associazione Dante Alighieri, dall’Unione Liberale Monarchica, dalla Società dei reduci della patrie battaglie. Tra il materiale anche una tessera di riconoscimento, necessaria per partecipare alla cerimonia.
Da uno dei manifesti del Comune è possibile ricostruire il percorso del corteo, le numerose misure di sicurezza e la rigorosa disciplina veicolare richiesta per riuscita della cerimonia: «Alle ore 8 ant. sarà vietato il transito alle vetture pubbliche per tutto il percorso del Corteo Reale. Sarà pure alle 9 ant. sgombrata la via. I Consiglieri della Provincia e del Comune di Spoleto, i Sindaci in sciarpa tricolore, la Magistratura, gli Ufficiali dell’Esercito, le altre Autorità che dalla Commissione saranno designate, si troveranno all’arrivo del RE sulla Piazza V. E. Alle ore 10 sarà sgombrata la via che dalla Piazza del Mercato conduce per l’Arcivescovado, al Comune e alla Piazza Bernardino Campello. Lungo tale percorso prenderanno posto le Associazioni e Rappresentanze per fare ala al passaggio di SUA MAESTÀ quando si recherà al Palazzo Municipale».

Atteso alla stazione, il Re e il suo numeroso seguito sfilano lungo Corso Garibaldi, via Cecili, via Pierleone, piazza San Domenico, via Umberto, Corso Vittorio Emanuele e piazza Vittorio Emanuele, teatro della regale celebrazione.

Vibrante di emozione e di spirito patriottico, il sindaco di Spoleto Fratellini fa affiggere, il giorno dopo, un manifesto di ringraziamento di tale tenore: «Le onoranze da voi rese ieri alla memoria del PADRE DELLA PATRIA e l’accoglienza piena di affetto, di sincerità e di rispetto che da Voi ha ricevuto il Nostro RE, hanno grandemente commosso e soddisfatto l’animo angusto di S. M. come avemmo l’onore di sentirlo ripetutamente espresso dal Suo labbro medesimo. Adempio con orgoglio all’ordine di S. M. di comunicarvi tali suoi sentimenti: siano essi e sprone premio ambito al vostro patriottismo».
Dal volume “Spoleto formato cartolina” di Lamberto Gentili – da cui sono tratte le cartoline della collezione Felici che ritraggono piazza Vittorio Emanuele agli inizi del ‘900 – si viene a sapere che l’oggetto di tanta attenzione, quel giorno di maggio di quasi 130 anni fa, ovvero la statua di Vittorio Emanuele II, rimossa dalla piazza, è stato poi ritrovato nel cortile del complesso di San Nicolò, durante lavori effettuati negli anni ‘80, quando venne alla luce «un grosso macigno di marmo» che era «quanto restava di una scultura del Re galantuomo».
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