Accadde a Spoleto “Piazza Campello. Prima del 1910”

A Spoleto esiste una piazza che è stata durante i secoli, nell’ordine, mercato dei porci, rifugio per gli sfollati del terremoto, improvvisato campo di gioco da utilizzare per la giostra del toro. Eppure questo slargo irregolare, dal piano pendente, si configurava, nell’antichità, come luogo di nobile lignaggio, da nobili palazzi circondato e con una elegante pavimentazione in mattonato.

Prima della sistemazione a spazio alberato, coincidente con l’erezione, nel 1910, del Monumento ai Caduti, piazza Campello – per altitudine la più elevata della città – si è trovata ad essere, per tanti anni, un aperto e arido spiazzo sovrastato dalla massa incombente della Rocca.

piazza Campello oggi

Lo si vede bene dalle stampe e dalle foto realizzate a cavallo tra ‘800 e ‘900 tra cui una stampa riprodotta fotograficamente e conservata nella fototeca di palazzo Mauri che ci offre uno scorcio panoramico di potente suggestione con la piazza in primo piano e sullo sfondo la torre del Comune, il Duomo e i monti in lontananza.

Ad epoca di poco precedente si riferiscono i tre scatti fotografici contenuti in un manoscritto che racconta l’assalto alla Rocca del Generale Filippo Brignone a capo dell’esercito piemontese il 17 settembre 1860, quando le truppe entrarono a Spoleto sottraendo la città allo Stato Pontificio. Un episodio di cui il citato monumento di Cesare Bazzani in piazza Campello commemora le vittime. Tale manoscritto, grazie al prestito della Biblioteca Carducci, figurò tra i cimeli dell’Importante Congresso e della Mostra Sistematica del Risorgimento tenutasi a Milano nel 1908.

Dai documenti storici si viene a sapere che fino al 1642 la piazza – dedicata al diplomatico, storico e letterato Bernardino di Campello, vissuto nel Seicento e tra i più illustri esponenti di una delle più antiche famiglie spoletine – è stata utilizzata come redditizio mercato dei porci.

Un altro membro della famiglia Campello, Paolo, nella storia a più volumi dedicata alla sua famiglia, racconta dell’utilizzo che si fece della piazza a seguito di una serie di eventi drammatici, il primo dei quali si verificò il 14 gennaio 1703: «Pioveva a dirotto quando ad un’ora e tre quarti di notte, si udì il rumore e si udì la scossa di “terribile terremoto che obbligò tutto il popolo per lo spavento ad uscir per le case non ostante la gran pioggia”[…] In tutta quella infelice notte si sentirono altri quasi continui terremoti, e la mattina si trovarono tutte le case e fabriche qual più e qual meno aperte e minaccianti rovina; et il giorno de i sedici [gennaio], sopragiunse altro terremoto assai grande il quale obbligò ad abbandonarle, e ricoverarsi in luoghi aperti sotto baracche, dove convenne dimorare sopra ad un anno, per la continuatione dei terremoti, e per aver tempo a ristabilire le case. Noi [Campello] facessimmo la baracca nella piazza di San Simone, dove ve ne furono fatte da sessanta» tra cui quelle per il vescovo, il Governatore, il Podestà. La piazza diventa spazio di fortuna dove officiare messe e ospitare assemblee all’aperto.

Nel XIX secolo la piazza si adatta a più amene occorrenze: infatti Achille Sansi ci ricorda, nella sua Storia di Spoleto, che nel 1819 «essendo stato in quest’anno celebrata la festa dell’Assunta con straordinaria solennità, una compagnia di cittadini fabbricò a sue spese per la giostra del toro, e per altri spettacoli, un anfiteatro di legno … il quale edificio fu conservato per qualche tempo.»

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