EGGI – BAZZANO – SAN GIACOMO
Percorrendo la nuova strada statale in direzione nord, una deviazione conduce ad Eggi, di origine romana; intorno all’anno Mille fu “corte” e poi “castello” del distretto spoletino. Nel Medioevo fu uno dei più popolosi castelli del comprensorio e, come molti altri, tentò più volte di ribellarsi al potere di Spoleto. Agli inizi del XVI secolo, approfittando delle difficoltà economiche di Spoleto, comprò la “cittadinanza rustica” per 2000 ducati d’oro. Tra la metà del XVI e la fine del XVIII secolo conobbe un periodo di splendore grazie anche alla presenza di illustri cittadini che, dotati di cospicui mezzi economici, chiamarono numerosi artisti del tempo per abbellire le ville private, ma soprattutto le chiese del territorio. Situate sia all’interno che all’esterno delle mura, le chiese di S. Maria delle Grazie, S. Michele Arcangelo e S. Giovanni Battista conservano affreschi di pregevole fattura. Da qui è facilmente raggiungibile Bazzano, costituito dai tre nuclei di Bazzano Inferiore, Bazzano Superiore e Rocca di Bazzano o Rocca Manardesca. Posti al centro delle due importanti direttrici viarie che collegavano Spoleto con le Marche, le vie Piancianina e Nursina, gli abitati conobbero la massima espansione in epoca altomedievale, periodo a cui risalgono le dirute mura dei castelli. Riguadagnato il fondovalle si può raggiungere San Giacomo che conserva tuttora intatte le mura del castello. Qui, in un punto di incrocio tra i percorsi di pianura e quelli per la montagna umbro-marchigiana, sorsero, a beneficio dei pellegrini, un ospedale, documentato sin dal 1291, e l’annessa chiesa, affrescata nel 1526 da Giovanni di Pietro detto lo Spagna con un pregevole ciclo di affreschi raffigurante le Storie di S. Giacomo.
CAMPELLO SUL CLITUNNO – PISSIGNANO
Dirigendosi verso nord, lungo la nuova strada statale, si giunge a Campello sul Clitunno, non un insediamento urbano a sé stante, ma un insieme di piccoli centri abitati e castelli, sparsi in pianura o fra i boschi delle montagne, ognuno dei quali con la propria gente, la propria chiesa, il proprio santo da venerare, la propria cultura vecchia di secoli. Campello Alto è un abitato fortificato sorto intorno ad un castello che la tradizione vuole eretto nel X secolo; più in basso l’abitato si coagula intorno alla cinquecentesca chiesa della Madonna della Bianca. Tornando lungo la strada statale, e oltrepassati i ruderi della chiesa dei SS. Cipriano e Giustina, si trova la piccola chiesa di S. Sebastiano, fatta costruire dalla popolazione di Campello come ex voto per lo scampato contagio dalla peste, che in Umbria ebbe una particolare recrudescenza tra il 1522 e il 1528. Qui lo Spagna e la sua bottega dipinsero una serie di affreschi, il cui carattere di ex voto dimostra la pressante richiesta di intercessione in un momento di particolare diffusione del morbo.
Un luogo di autentico interesse è rappresentato dalle vicine Fonti del Clitunno, variante del giardino naturalistico all’inglese, di gusto romantico, diffusosi in Europa nei primi anni del XIX secolo. Le sorgenti del Clitunno, prima di incanalarsi nell’omonimo fiume, si allargano in un delizioso laghetto circondato da rive erbose, alti pioppi e salici piangenti. Anticamente le acque del fiume e del lago erano molto più abbondanti, tanto che l’imperatore Caligola risalì più volte il percorso del fiume con il suo battello. Queste stesse acque erano sacre ai Romani che, lungo il corso del fiume, eressero templi, ville e terme, in onore di Clitunno, dio del fiume, assimilato a Giove. Properzio, Virgilio, Silio Italico e Plinio il Giovane prima, George Byron, Corot e Carducci poi, celebrarono le bellezze di tali luoghi con le loro opere. La sacralità dell’area è ulteriormente testimoniata dal vicino Tempietto, il più interessante monumento altomedievale dell’Umbria. Dal 2011 il Tempietto è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, come parte del sito seriale “I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C.)” www.italialangobardorum.it
L’edificio è costruito per buona parte con materiali di recupero romani ed è composto da due ambienti sovrapposti. Il primo, a livello del suolo, funge da cripta e fa parte della primitiva costruzione, di discussa cronologia; il secondo locale, un tempo accessibile ai lati da due rampe di scale terminanti in un protiro, fa parte della ricostruzione altomedievale. La facciata è caratterizzata da quattro colonne coperte di foglie. L’architrave riporta, in caratteri maiuscoli romani straordinariamente intagliati, l’iscrizione invocante Dio che doveva essere complementare a quella dei portici laterali, uno dei rarissimi esempi di epigrafia monumentale del primo Medioevo.
All’interno della cella dipinti murali di notevole qualità inquadravano l’edicoletta marmorea dell’abside, anch’essa in parte frutto del montaggio di elementi romani di reimpiego. Sulla costa della collina sovrastante le Fonti del Clitunno si trova la frazione di Pissignano, divisa fra la parte più recente (XVI secolo) e il Castello di Pissignano, dell’XI secolo. Esso conserva ancora intatto il perimetro delle mura, intercalato da possenti torri poligonali e da due torri-porta da cui si accedeva al borgo e al cassero fortificato. La forma è quella triangolare, tipica dei castelli di pendio, con il vertice a monte e le torri disposte sugli angoli e sui due lati spioventi in posizione intermedia. La torre di vertice è molto alta e slanciata, ma le funzioni difensive di maggior rilievo erano concentrate sicuramente nella torre pentagonale intermedia, utilizzata fin da epoca antica come campanile ed abside della chiesa di S. Benedetto. All’interno si può ammirare il palazzetto pubblico con un bell’affresco rinascimentale, la chiesa del XVI sec. e Palazzo Trinci del XIV sec. Caratteristici gli antichi selciati in ciottoli di fiume e mattoni e le abitazioni addossate le une alle altre. Nella parte moderna dell’abitato ogni prima domenica del mese si tiene il mercatino dell’antiquariato, dell’usato e del collezionismo, uno dei più importanti del centro Italia.
