
La vicenda delle Miniere di lignite a Spoleto – una pagina che abbraccia un periodo che va dagli ultimi due decenni dell’800 fino alla fine degli anni ’50 del XX secolo – ha lasciato un segno profondo nella storia della città non solo per il ruolo industriale prevalente che le miniere hanno avuto nella vita economica e sociale ma anche per la tragedia che nel marzo del 1955 costò la vita a 23 minatori e che a distanza di tempo è ancora una ferita profonda per la comunità spoletina

La nascita delle miniere
Per lungo tempo – come spiega il fondamentale testo “Le miniere di Lignite di Spoleto (1880-1960)” di Aurora Gasperini – le miniere rappresentarono «la realtà economica più consistente […] un attività del tutto nuova per la città, nuova non soltanto perché operava in un settore mai sperimentato in precedenza, ma anche dal punto di vista qualitativo, essendo essa la prima vera attività a carattere industriale» .

Dall’Unità d’Italia fino agli anni cinquanta del Novecento, l’Umbria è stata interessata da una importante attività di estrazione della lignite con la nascita di numerosi presidi minerari, che si svilupparono principalmente dall’area di Pietrafitta a quella dei Monti Martani.

L’ultimo a chiudere in ordine di tempo fu quello di Morgnano. Questo presidio minerario, scoperto nel 1881, era stato attivo ininterrottamente dagli anni Ottanta del secolo XIX, in qualità di fornitore di combustibile delle Acciaierie di Terni [gestore dalle miniere dal maggio 1889] rappresentando per gran parte delle famiglie residenti nell’area, la principale, quando non l’unica, fonte di sostentamento.
La vita dei minatori
Ma la vita dei minatori spoletini era tutt’altro che agevole. I duri orari di lavoro, 12/13 ore giornaliere passate a trecento metri di profondità, i giorni trascorsi nel buio fitto della miniera, l’impossibilità di svolgere il proprio lavoro in un ambiente sufficientemente igienico e salubre, devono restituirci l’idea di cosa potesse significare far ruotare la vita familiare attorno a condizioni lavorative così difficili. Il presidio di Morgnano, configurandosi dunque quale principale centro minerario dell’Umbria, aveva creato attorno a sé un tessuto sociale e economico totalmente dipendente dall’attività che all’interno vi si svolgeva. Dal 1948 al 1953, nonostante il numero dei minatori sul territorio nazionale fosse sceso di circa 10 mila unità, la percentuale degli infortuni era notevolmente aumentata (dal 148 per mille del ’48 al 272 per mille del ’53) e con essa anche quella dei decessi.

Nel 1954, all’indomani dell’incidente della miniera di Ribolla, da ogni settore del Parlamento furono rivendicati provvedimenti urgenti che il governo si impegnò a predisporre con prontezza: nessuno di questi in materia di prevenzione degli infortuni fu emanato in favore dei minatori. La legge antinfortunistica del 12 febbraio 1955, predisposta dopo l’eccidio di Ribolla, trovò applicazione in tutte le aziende industriali meno che nelle miniere, cave e torbiere. La situazione era quindi tragica, paradossale ma purtroppo reale.

La tragedia

Quando, all’alba del 22 marzo 1955 nel cantiere Orlando centrale, un’ondata di grisou, divenuta poi esplosiva, colpì a morte 23 minatori, ferendone 18, la città fu investita da un lutto grandissimo, inaspettato, che non colpì solamente le famiglie direttamente coinvolte. L’intera Spoleto venne avvolta da un silenzio irreale. Un senso forte di impotenza unì lo sgomento della cittadinanza alla disperazione delle 23 famiglie colpite dal lutto. La notizia arrivò come un macigno su tutti i quotidiani nazionali. Lo stesso Giuseppe Di Vittorio, segretario nazionale della CGIL, volle portare personalmente il suo cordoglio alla città.

Il museo delle miniere

Proprio nel luogo dove sorgeva l’ingresso della Miniera, sul pozzo Orlando, ora sorge un museo, un punto di riferimento per lo studio e la conoscenza della memoria della città. Inaugurato nel marzo del 2009 si pone come luogo simbolo della memoria del lavoro delle miniere, che ha segnato per quasi un secolo la vita della città di Spoleto e del suo territorio. Il Museo propone una visita alle esposizioni presenti con la guida di ex minatori, testimoni diretti del lavoro delle miniere e ospita in uno scenario di grande suggestione anche manifestazioni ed eventi legati alla storia delle miniere.
Alcune delle foto pubblicate nella pagina sono del laboratorio fotografico Benvenuti Elio
