Nell’aprile del 1297, come riportato negli Statuti di Spoleto, si avviò la costruzione della nuova cinta urbica muraria più ampia di quella antica romana. L’espansione dei 5 borghi tra cui quello di San Gregorio costrinse il Comune a cingere la città con strutture in legno e fossati già prima del 1254.
A quel tempo Piazza Garibaldi era detta campo di san Gregorio ed il principale accesso nord della città era la porta trecentesca di San Gregorio inserita nell’imponente muraglia urbica.
A fine Duecento l’area subì diverse trasformazioni a causa di continue inondazioni del fiume Tessino. Il ponte fu interrato e dimenticato. Nei documenti di Miscellanea si narra che prima di costruire un nuovo ponte fu utilizzato un ponte realizzato in legno.
Verso la metà del Quattrocento fu realizzato probabilmente un nuovo ponte traslato a nord per attraversare il fiume spostato.
Nel Cinquecento fu eretta una nuova porta probabilmente in sostituzione di quella di San Gregorio che viene ricordata per la sua iscrizione che celebrava la vittoriosa difesa della città contro le truppe di Annibale.
Nella prima metà dell’Ottocento fu redatto il primo catasto detto gregoriano da cui emerge già la consistenza del tessuto all’interno delle mura urbiche.
Nel 1825 il cardinale Landini Luigi su commissione di papa Leone XII realizzò la nuova porta, una imponente struttura a cassero di ingresso nord della città, ben documentata da molte immagini d’epoca.
Nel 1843 fu approvato il piano di realizzazione della Traversa Nazionale Interna, ad opera dell’arch. Ireneo Aleandri, volto a migliorare il traffico cittadino e rendere più moderno l’antico centro romano e medievale. L’intervento terminò nel 1870.
Questa arteria, sulla scia dei grandi sventramenti urbani di quegli anni, complice il miglioramento di condizione igieniche, attraversava tutto il centro storico. Partendo da viale Matteotti attraverso piazza della Libertà si entrava nella città alta fino a giungere la Porta Leonina da cui si usciva dal centro e si proseguiva a nord sulla Flaminia lungo il ponte nuovo Garibaldi.
Fino alla seconda metà dell’ottocento la città di Spoleto ha avuto ruoli di rilievo. Delle passate gloriose gesta ne sono testimonianza i ricchi palazzi e monumenti, fu capitale di un vasto Ducato e infine Sede Pontificia.
Dopo il 1860 Spoleto ha perso il suo prestigio e ha dovuto cedere a Perugia il ruolo di capoluogo di regione. In cambio, tuttavia, arrivarono notevoli elargizioni che permisero di costruire scuole, convitti e caserme.
Nel 1920 fu dato incarico all’ing Zicari Vincenzo di redigere un nuovo PRG (ne esisteva uno del 1909) strumento che doveva far fronte alla crescente richiesta di crescita urbana e al completamento di una viabilità moderna, questa volta tangenziale al centro che percorreva per gran parte le mura esterne lungo il torrente denominato Staffolo, oggi Tessinello, fino a giungere nell’ampia zona libera dove oggi sorge piazza della Vittoria, in prossimità della porta nord. Questo strumento pianificatori fu rinviato dalla Prefettura e mai approvato e dal Ministero.
L’area esterna alla porta verso il ponte, l’attuale piazza della Vittoria, era libera e dove oggi sorgono i giardini si tenevano i mercati del bestiame e del tartufo in particolare lungo i portici degli edifici circostanti.
Nel ventennio fascista, dal 1922 al 1943, Spoleto fu una vera e propria città cantiere. Furono eseguiti molti interventi sugli edifici, continuarono sulle infrastrutture per migliorare la nuova arteria tangenziale al centro, l’attuale viale Martiri della Resistenza e furono abbattuti molti edifici storici, tratti interi di mura medievali e torri, tra cui molto probabilmente quella angolare a nord vicino San Gregorio che era la più grande di tutte. In quegli anni il ponte esistente fu ampliato e dotato di marciapiedi ai lati.
Nel ventennio fascista, dal 1922 al 1943, Spoleto fu una vera e propria città cantiere. Furono eseguiti molti interventi sugli edifici, continuarono sulle infrastrutture per migliorare la nuova arteria tangenziale al centro, l’attuale viale Martiri della Resistenza e furono abbattuti molti edifici storici, tratti interi di mura medievali e torri, tra cui molto probabilmente quella angolare a nord vicino San Gregorio che era la più grande di tutte. In quegli anni il ponte esistente fu ampliato e dotato di marciapiedi ai lati.
L’Amministrazione comunale acquisì alcune aree di proprietà private, alcune della parrocchia di San Gregorio, per poter realizzare un collegamento viario tra piazza Garibaldi e via Loreto Vittori.
Durante gli anni ‘30 furono eseguiti molti interventi di sistemazione stradale in catrame, ma anche marciapiedi, ristrutturazione e impianti fognari. In quegli anni furono espropriate altre proprietà per creare un raccordo tra via Flamini e viale Trento e Trieste, probabilmente come oggi lo vediamo.
Nel 1929 fu sistemata l’ampia area a sinistra della porta, fuori San Gregorio, e realizzato il piazzale dei Tigli, corrispondente agli attuali giardini di piazza Vittoria.
Nel 1934 fu pavimentata piazza Garibaldi e realizzati i marciapiedi.
Nel 1942 il Comune diede incarico all’ing. Mario Zocca e all’arch. Enzo Milani di redigere il nuovo PRG mentre la città viveva un momento di crescita e sviluppo industriale (si cita ad esempio la fondazione dell’Azienda Idroelettrica che alimentava l’impianto di pubblica illuminazione della città).
Durante la seconda guerra mondiale nel 1944 però, l’area di piazza della Vittoria e piazza Garibaldi fu pesantemente bombardata e ne conseguirono danni ingenti, fu distrutta la porta urbica, le cortine edilizie adiacenti e molti edifici fronteggianti piazza Garibaldi.
Le macerie rimasero a lungo come è evidente da molte foto e cartoline d’epoca in quanto i piani di ricostruzione post bellica stentavano a mettere d’accordo le parti in gioco.
Il primo atto di programmazione urbanistica nel dopoguerra, pur con evidenti limiti legati alla natura dello strumento di settore, fu nel 1947, quando si approvò il parziale Piano di Ricostruzione redatto da Zocca e Milani, che interessò principalmente l’area di piazza Vittoria e piazza Garibaldi.
Nel 1964 fu bandito un concorso pubblico per progettare la nuova porta di ingresso nord alla città e il progetto vincitore fu quello presentato dall’ing. Mario Zocca e l’arch. Enzo Milani che prevedeva oltre alla ricostruzione della nuova porta anche un sistema per portare alla luce il ponte sanguinario.
Per disaccordi vari e ridotte risorse finanziarie, fu realizzata solo la Porta Leonina come oggi si mostra. Va sottolineato che il progetto simmetrico dei 2 fornici era impostato al fine lasciare spazio per scoprire e fruire del ponte sanguinario.
La soluzione per valorizzare il ponte fu quella di aprirlo alla vista mantenendolo sotterraneo con un unico accesso mediante piccola rampa di scale così come si presenta oggi.
Gli strumenti di pianificazione messi in in campo fino ad allora non avevano affrontato la tematica generale di tutta la città, muovendosi per porzioni territoriali di secondo livello così, per far fronte al problema, nel 1957 fu incaricato l’arch. Nicolosi di redigere il nuovo PRG. Gli anni ‘50 furono improntati sullo sviluppo edile spinto perfino al di là degli aspetti idrologici e idraulici così importanti. Furono di quegli anni le realizzazioni di edifici arditi come il palazzo sul letto del fiume Tessino e l’allargamento del ponte con strutture in pilastri di cemento armato che ha inglobato completamente il vecchio ponte in muratura ad archi, la cui struttura è ancora visibile.
Nel 1985 con la variante firmata dall’arch. De Luca, la pianificazione urbanistica fu improntata su tematiche più contenute. Con l’approvazione del PRG nel 2008 si è posto un freno all’espansione incontrollata fino alla riduzione di alcune arre edificabili come nell’ultima variante approvata proprio con Delibera di Consiglio Comunale n. 2 del 6/3/2020.
Va citata anche l’approvazione del PUMS, Delibera di Consiglio Comunale n.39 del 23/12/2019, piano di settore specifico per la mobilità e il traffico, da cui sono dettati i principali indirizzi della presente progettazione importante snodo e ingresso settentrionale alla città.
