25 giugno 2011. Dieci anni di una data storica: Quando Spoleto entrò nella lista UNESCO del patrimonio dell’umanità
Sono passati esattamente dieci anni da quando, attraverso un tweet, poco dopo le dieci di sera di sabato 25 giugno del 2011, dal suo quartier generale di Parigi, in Place de Fontenoy, l’UNESCO comunica al mondo che il sito seriale “Longobardi in Italia”, di cui fanno parte la Basilica di San Salvatore di Spoleto e il Tempietto sul Clitunno, è entrato a far parte della World Heritage List, una lista dei più importanti e significativi beni materiali o naturali dei paesi del mondo, un patrimonio di monumenti, paesaggi, opere artistiche ritenuto fondamentale per l’umanità.
Un prestigioso riconoscimento che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura attribuisce a quei siti o a quelle emergenze di peculiare ed eccezionale importanza. Far parte della Lista significa vedersi riconoscere un patrimonio storico-artistico tra i più preziosi della storia, significa entrare a far parte di un circuito culturale di valore assoluto che comporta un’esposizione e una visibilità a livello planetario, significa anche poter contare su azioni e su progetti di tutela, valorizzazione e promozione culturale e formativa di prim’ordine.
In occasione del decimo anniversario di quella data vi proponiamo una puntata speciale delle rubriche “Accadde a Spoleto” e “A Casa con i Longobardi” per celebrare quell’esaltante momento.
Per Spoleto tutto era cominciato alla fine del 2007 quando, su impulso del MIBACT, una prima candidatura da parte delle città “longobarde” di Cividale del Friuli e di Brescia viene allargata a comprendere anche altre testimonianze della civiltà longobarda in Italia, tra cui Spoleto, capitale di uno dei ducati longobardi più importanti della penisola. Un inteso lavoro di progettazione e scrittura porta all’elaborazione di uno dei dossier più complessi e innovativi mai presentati all’UNESCO, un sito seriale la cui candidatura ufficiale viene presentata nel gennaio del 2008.
Nel 2009 la candidatura viene esaminata da un’ente ispettivo incaricato dall’UNESCO, l’ICOMOS che suggerisce alcuni miglioramenti. Per Spoleto, per esempio, si pensa di estendere la buffer zone – la cosiddetta zona tampone che deve “garantire un livello di protezione aggiuntiva ai beni riconosciuti patrimonio mondiale dell’umanità” – a tutto il centro storico della città.

Nel giugno del 2009 a Spoleto viene istituita l’Associazione “Italia Langobardorum”, una struttura con il compito di gestire il sito seriale e realizzare obiettivi e azioni previsti dal Piano di Gestione della candidatura UNESCO e dalle sue successive implementazioni. Spoleto diventa un centro di coordinamento di assemblaggio e di stesura dei testi utili alla riproposizione della candidatura all’inizio del 2011.
Durante la 5a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, il 25 giugno del 2011, Spoleto, insieme a Benevento, Brescia, Campello sul Clitunno, Castelseprio, Cividale del Friuli, Monte Sant’Angelo, entra a far parte del novero dei siti dichiarati di valore universale eccezionale, con la soddisfazione, l’orgoglio e la responsabilità di vedere la sua storia, il suo patrimonio e la sua identità essere apprezzati dalla comunità internazionale e di essere ancora una volta ammirati dagli occhi del mondo.
La cerimonia pubblica di iscrizione di San Salvatore, con la scopritura della targa, al sito UNESCO si tiene, nel piazzale accanto alla basilica, venerdì 6 luglio del 2012.

Un eccezionale preludio del fertile legame tra Spoleto e la conoscenza della cultura longobarda si ebbe quando, nel settembre del 1951, l’Accademia Spoletina organizzò a palazzo Mauri il Primo Congresso Internazionale di Studi Longobardi. Da quella straordinaria iniziativa nacque il CISAM, il Centro italiano di studi sull’alto medioevo, istituzione culturale spoletina che è tutt’ora punto di riferimento imprescindibile della ricerca medievistica mondiale e che avremo modo di raccontare in un’altra puntata di Accadde a Spoleto.
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