Accadde a Spoleto: bozzetti d’autore al Festival dei Due Mondi

«I bozzetti del Festival sono stati eseguiti fin dall’inizio da scenografi e costumisti conosciuti nel mondo, ma anche da scultori (Moore, Franchina), pittori (Guttuso, Campigli, Andy Warhol), autori e registi (Jean Cocteau, lo stesso Luchino Visconti, Franco Zeffirelli)»: una teoria di talenti da far girar la testa, come ci ricorda Gianna Volpi nel suo “Spoleto Story”.

Di queste piccole opere d’arte, di questi spesso misconosciuti capolavori, abbiamo scelto alcune riproduzioni (contenute in cataloghi o programmi di sala) che abbiamo ritrovato tra il materiale conservato alla fototeca della Biblioteca Comunale “G. Carducci” e facente parte di un fondo attualmente in corso di riordino. I nomi sono altisonanti: Andy Warhol, Gabriella Pescucci, Filippo Sanjust, Flaminia Petrucci, Diane Von Fürstenberg.

Prima dell’affermazione di massa con i ritratti di Marilyn Monroe e dei barattoli delle zuppe Campbell, non ancora assurto allo statuto divistico di Re della Pop Art, di visionario creatore di forme seriali capace di incidere indelebilmente nell’immaginario collettivo, Andy Warhol compare ufficialmente nel programma del Festival del 1961, figurando tra i curatori delle scene e dei costumi dello sketch “Le due sorelle” con Lucilla Morlacchi e Bice Valori.

“Le Due Sorelle” è un brevissimo atto unico, scritto da Mario Felder (pseudonimo dietro cui pare si nascondesse lo stesso Menotti), facente parte di quei brevi quadretti di teatro minimale e sperimentale dei “Fogli d’album”, un contenitore variegato che presentava al pubblico, con una formula “aperta”, bozzetti in prosa e interventi musicali e coreografici. Warhol non era nuovo al Festival di Spoleto, avendo già collaborato con Menotti, nel 1959, quando, per “Album Leaves”, oltre a vari interventi non accreditati, siglò la copertina dello spartito di A Hand of Bridge, opera di Samuel Barber su libretto dello stesso Menotti che ebbe la sua première mondiale a Spoleto nella seconda edizione del Festival.

Diventerà una delle costumiste cinematografiche più premiate nella storia della settima arte (un Premio Oscar, due Premi Emmy, sette Nastri d’argento, due Premi BAFTA, due David di Donatello), Gabriella Pescucci, negli anni ‘70 assistente di Pierluigi Pizzi e di Piero Tosi, e giovane costumista si fa sta facendo un nome nell’opera lirica, collaborando più volte con Giuseppe Patroni Griffi.

È proprio per la regia di Griffi che la Pescucci esordisce al Festival di Spoleto nel 1972 con “Ascesa e rovina della città di Mahagonny”, opera di Weill su testo di Brecht.

Al Festival di Spoleto curerà, insieme a Piero Tosi, i costumi della pucciniana “Manon Lescaut”, messa in scena nel 1973 e nel 1974 da Visconti e poi, nel 1975, di “Napoli: Chi Resta e Chi Parte” spettacolo musicale su partiture di Raffaele Viviani creato appositamente per il Festival di Spoleto e che rinnova il sodalizio tra Patroni Griffi e la Pescucci. A quest’ultimo spettacolo si riferiscono i bozzetti creati dalla Pescucci, le cui riproduzioni sono conservate in Fototeca.

È tratta da “Platèe” del 1986, il bozzetto di scena eseguito da un altro grande costumista e scenografo, Filippo Sanjust. Filippo Sanjust legherà spesso il suo nome a Spoleto. Nel 1959, alla seconda edizione del Festival, in occasione del Duca d’Alba di Donizetti diretto da Visconti, l’acribia di Sanjust toccherà il culmine, arrivando a servirsi delle ottocentesche scenografie originali, per ricreare, con rigore filologico, le atmosfere e la texture storica dell’opera.

I bozzetti di scena di Flaminia Petrucci (come plausibilmente anche i bozzetti dei costumi, affidati alla celebre stilista Diane Von Fursteberg) appartengono a L’Angelo dell’informazione, una produzione del 1985 diretta e interpretata a Spoleto da Giorgio Albertazzi con Ombretta Colli e Walter Toschi, tratta da una commedia di Alberto Moravia, un acidulo ritratto di un ménage à trois che è anche apologo sulla pervasività dei massmedia e dell’informazione.

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