
[In alto a destra: “Ameliuccia / 18 avril 88”]
Cesare Augusto Detti, brillante pittore e collezionista spoletino, è stato protagonista della vita artistica della Parigi della belle époque.
Trasferitosi quindicenne a Roma per seguire le lezioni di Francesco Podesti e Francesco Coghetti all’Accademia di San Luca, ha come maestro Mariano Fortuny che dà una forte impronta alla sua arte che ben presto si specializza nella pittura di genere e di costume.
A Napoli incontra il famoso mercante d’arte Adolphe Goupil che lo invita a Parigi, dove si trasferisce nel 1870 partecipando a numerose edizioni del Salon e facendo breccia nel cuore del pubblico parigino. Incoraggiato da Goupil conosce Ignacio Leon y Escosura con il quale condivide l’amore per l’antiquariato e gli stili del passato.
Goupil contribuisce notevolmente alla notorietà del pittore spoletino attraverso l’esposizione delle sue opere nella famosa galleria e la diffusione su pubblicazioni periodiche come il “Courier Français” e il “Paris Illustré”.
A Parigi Detti frequenta l’élite dei pittori italiani lì residenti, Boldini e De Nittis; con quest’ultimo in particolare partecipa alla singolare “Società della Polenta”, una sorta di circolo gastronomico creato da artisti italiani della quale lo spoletino fu anzi promotore.
Da Parigi, continua comunque ad inviare le sue opere alle principali mostre italiane, rimanendo sempre tra i principali esponenti dell’arte romana di genere.
Il legame con la città natale è mantenuto vivo grazie al rapporto epistolare con l’erudito Giuseppe Sordini e l’adesione nel 1894 all’Accademia Spoletina.
Alla produzione di scene di genere frivole ed accattivanti, si affianca una piccola produzione di ritratti, dedicati ai familiari nei quali raggiunge i risultati migliori, controllando la leziosità e gli effetti della pittura idealizzante destinata ai collezionisti artostocratici e borghesi.
Il ritratto di Emilie restituisce, come fosse un’istantanea, l’immagine della giovane moglie prematuramente scomparsa reso con insolita freschezza nella condotta pittorica e negli effetti luminosi, che rivelano un accostamento, sia pur superficiale, alla pittura impressionista, forse mediata attraverso De Nittis.
Il piccolo ritratto fu donato alla Pinacoteca Comunale di Spoleto nel 1937 dalla figlia Anna e da suo marito Luigi Parmeggiani a seguito di una lunga trattativa che il Comune aveva avviato con gli eredi del pittore, che si concretizzò in uno scambio: Anna Detti propose, infatti, ben 4 dipinti pur di riavere il ritratto della defunta sorella Giuliette, donato nel 1914 dallo stesso pittore.
Per saperne di più visita la sezione “A tu per tu con l’arte” di Palazzo Collicola >> https://bit.ly/3cj6H9O

In basso a sinistra: “C. Detti” | Spoleto, Palazzo Comunale
Il pittore spoletino, ben inserito nel panorama artistico della Parigi tardo-ottocentesca, ebbe dal matrimonio con la giovane Juliette Emilie Filieuse tre figli: Blanche Leontine (Anna), Cesare Italo Gonzalo e Giuliette.
La fama raggiunta dal Detti presso la ricca borghesia e aristocrazia parigina permette alla famiglia di svolgere una vita agiata e tranquilla nella villa di Marlotte nei dintorni di Fontainbleau, così come documentano le foto e la corrispondenza rintracciata nei vari archivi.
Gli echi dei successi conquistati sul territorio francese giungono in Italia anche grazie alla diffusione delle sue opere su “L’illustrazione Italiana” che gli valgono numerose onorificenze.
Ben presto anche i suoi concittadini si accorgono della fama ottenuta dal pittore: nel 1892 la “Strenna Spoletina” pubblica la riproduzione di Ore felici e nel 1894 la città natale dona a Detti una medaglia d’argento dorato e una pergamena miniata da pittore Giuseppe Moscatelli.
Qualche anno più avanti nel 1896, dopo aver manifestato più volte la volontà di lasciare un’opera alla sua città natale, il Detti invia in segno di gratitudine ai suoi concittadini questa grande tela raffigurante i suoi tre figli vestiti in abiti del Settecento durante una singolare passeggiata in carrozza nel giardino della villa di famiglia e accompagnati da un elegante levriero.
Di questa aggraziata scena in costume, conservata presso il Palazzo Comunale, esiste una prova preparatoria in una fotografia custodita nell’archivio Parmeggiani a Reggio Emilia nella quale i tre figli del pittore sono immortalati nella stessa posizione assunta nel quadro.
Nel dipinto le fisionomie dei tre bambini, rispetto a quanto emerge dallo scatto fotografico, risultano come di consueto nobilitate dalla impronta idealizzante tipica dell’opera del Detti.
La compiaciuta leziosità della scena, l’introduzione di preziosi costumi d’epoca sono in linea con il gusto molto diffuso in quegli anni che avvicina questa ed altre opere del Detti ad esempi della pittura inglese e francese del settecento.
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