Pittore attivo a Roma verso il 1620

Comunione di S. Maria Maddalena | Olio su lavagna, diametro 32

Il piccolo tondo entrò a far parte della Pinacoteca comunale nel 1978 dopo essere passato per eredità dalla proprietà dei marchesi spoletini Parenzi alla famiglia Luciani, dove si trovava al momento dell’acquisto da parte del Comune di Spoleto.

Alla qualità pittorica dell’opera si aggiunge qui la rarità e preziosità del materiale in cui è stata realizzata, la lavagna nera, che vide nella città di Verona il principale centro di produzione di piccoli dipinti sulla locale pietra di paragone legati alla devozione ed al collezionismo privato, che li considerò spesso vere e proprie meraviglie, oggetti preziosi da conservare nelle proprie dimore.

Della fortuna di questo particolare tipo di pittura, conosciuta fin dall’antichità, ne fa fede la ricerca assidua di collezionisti, nobili e borghesi di tutta Europa.

La maggior parte dei dipinti su tale supporto giunti a noi sono oggi di piccole dimensioni, come il modello qui esaminato, dove il materiale impiegato è particolarmente adatto alla resa notturna della scena.

La Santa con i lunghi capelli che le scendono sul corpo, è raffigurata sulla destra della composizione nell’atto di ricevere la comunione, affiancata e sorretta da due angeli i cui panneggi affiorano dal fondo scuro reso dal colore originario della pietra, mentre a sinistra si intravede in basso il Crocifisso e in alto, illuminato da uno squarcio di luce, un putto in volo che reca in mano l’ostia.

In bilico tra manierismo e classicismo, l’opera è da collocarsi nella fucina di artisti che nella Verona dei primi decenni del Seicento praticarono questo particolare genere di pittura.

L’ipotesi di un’attribuzione al veronese Pasquale Ottino (1578-1630) e alle affinità tipologiche di quest’ultimo non sembra abbia contribuito ad allontanare del tutto i dubbi circa la paternità del dipinto dagli esiti tutt’altro che trascurabili.

Giacomo Francia (?)

Madonna con bambino e Santa Caterina | Tempera su tavola, cm 67,5×56
(sec. XVI prima metà)

L’esecuzione del dipinto è da ricondurre al di fuori dell’ambiente artistico locale, così come per un nutrito gruppo di opere di diversa paternità ma di cultura omogenea giunte alla Pinacoteca comunale a seguito del deposito delle opere della Congregazione di Carità di Spoleto che custodiva quadri donati dalla famiglia Palettoni.

Lo spoletino Alfonso Palettoni, che negli anni 1636-37 risiedette a Cento come governatore per conto della Chiesa, durante i suoi incarichi tra Cento, Forte Urbano e Fabriano raccolse, fra il quarto e il quinto decennio del Seicento, opere che risentono della cultura figurativa emiliana.

Pur non possedendo notizie certe sulla provenienza del dipinto qui presentato, ma tenendo conto dell’ambiente artistico cui appartiene e constatando il fatto che sul retro della tavola è presente la sigla P.D.F. che compare in altri quadri dell’eredità Palettoni, è ipotizzabile che anch’essa facesse parte della collezione poi confluita nelle raccolte comunali.

Nel dipinto la Madonna con il Bambino sono raffigurati sullo sfondo di una tenda verde e di un tratto di paesaggio mentre sulla sinistra in primo piano Santa Caterina a mezzo busto, offre al bambino dei frutti. La tavola resa con una splendente gamma cromatica, è provvista di cornice lignea dorata.

Di questa opera di pregevole qualità riconducibile all’ambiente stilistico emiliano, sono state segnalate affinità con un dipinto di analogo soggetto conservato al Museo Civico di Torino e con un’altra opera conservata nella chiesa parrocchiale di Porretta Terme.

Alcuni particolari hanno, più di recente, indotto gli studiosi ad avvicinare il pittore della tavola alla maniera di Giacomo Francia, così come la scelta del piccolo formato destinato a soddisfare il gusto e le esigenze devote di una vasta clientela, che fu propria anche della bottega di Giacomo Francia e della sua cerchia.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *