La Casina dell’Ippocastano è una costruzione progettata da Walther Fol, un ingegnere svizzero che visse e lavorò a Spoleto alla fine del XIX secolo. Realizzata in quegli anni come punto di riferimento e di ritrovo nella zona dei giardini pubblici, diventerà nel tempo, specialmente in un ventennio che va dagli ‘40 agli anni ‘60 del Novecento, uno dei spazi di aggregazione maggiormente vissuti della città, luogo di ritrovo e di svago per antonomasia.
Fino agli anni ‘30 la casina appariva ancora isolata in mezzo al verde, lo dimostrano, con suggestiva evidenza, le foto scattate a fine ‘800 da Raffale Canè che abbiamo pubblicato in questa rubrica. Nel ’36, proprio davanti alla casina, venne costruita una piattaforma circolare, una rotonda che funzionava da pista da ballo ma anche da palcoscenico per spettacoli ed intrattenimenti. È dal quel momento che la Casina dell’Ippocastano, piccola struttura ricettiva dal singolare stile alpino, si trasforma in qualcos’altro, in una enclave collettiva del divertimento, in un luogo dell’anima che pian piano entra nell’immaginario collettivo degli spoletini come occasione di incontro e di amicizia, come promessa di spensieratezza e di divertimento.
La ‘dolce vita’ della Casina dell’Ippocastano è bene illustrata dalla serie di foto, conservate alla Biblioteca Comunale, che vi proponiamo in occasione di questa nuova puntata della rubrica ‘Accadde a Spoleto’: sono istantanee scattate nell’estate del 1948 che bene dimostrano come la casina sia un formidabile elemento attrattivo, un’occasione preziosa per stare insieme, per ascoltare musica dal vivo, per ballare, per assistere a sfilate di moda, per partecipare a serate e spettacoli di varietà.
Dimostrano anche più significativamente il vitalismo e l’anelito alla leggerezza di una comunità appena uscita dalla guerra. Per tanti spoletini, di diverse generazioni, la Casina dell’Ippocastano è ancora oggi sinonimo di dolci ricordi giovanili.
Dopo un periodo di declino e di inattività, la Casina dell’Ippocastano è tornata in anni recenti a funzionare ed è attualmente una struttura multifunzionale per l’incoming e il turismo lento.

Per quanto riguarda l’ingegner Walther Fol, la Biblioteca Comunale custodisce un volumetto che è un saggio sul pittore francese Jean-Louis Hamon. Insieme allo scritto di Fol, grazie alla donazione Sordini, possediamo anche un disegno originale di Hamon.
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