Giuseppe Sordini

Certo è che Spoleto, quale capitale dell’omonimo ducato, aveva il suo Palazzo Ducale, come attestato in ben 28 documenti del Regesto Farfense. Ma in quale parte della città fosse stato edificato ancora non ci è noto.

Secondo alcuni documenti farfensi la curtis duci doveva sorgere nell’area oggi occupata dal Palazzo vescovile e dalla chiesa di Sant’Eufemia. La curtis regia invece doveva essere situata nei pressi del Teatro Romano e della chiesa di Sant’Agata che, quindi, sarebbe stata costruita in età gota o longobarda.  

Non sappiamo dunque dove erano state costruite queste dimore ma si sa come fossero e quanto fossero grandi?

Tra il 1685-86, Giovanni Mabillion, il grande Benedettino francese, consultando l’archivio dell’Abbazia di Farfa trovò un documento che conteneva la descrizione di un sontuoso e vastissimo Palazzo che attribuì a quello Ducale di Spoleto e che poi pubblicò nei suoi Annales Ordinis S. Benedicti.

“V’era un’anticorte o primo vestibolo detto proaulium; un salutatorium destinato ai ricevimenti, e posto presso l’edificio principale; una grande aula dove si rendeva giustizia, consistorium; la sala pei conviti con tre ordini di mense, per tre diverse classi di convitati, trichorum; gli appartamenti d’inverno, zetae hyemales; gli appartamenti estivi, zetae aestivales; le sale dove i grandi sedevano a conversare e a deliziarsi dei profumi, epicaustorium et triclinia accubitanea; i bagni caldi thermae; il gymnasium luogo destinato a vari esercizi; il fabbricato delle cucine; il columbum ove si raccoglievano le acque; l’ippodromum cioè le scuderie e il luogo della cavallerizza.”

Oltre al Mabillon anche il Muratori trasse dal codice farfense la stessa conclusione tuttavia non condivisa da molti studiosi come il Sordini.

“Vasto e regale palazzo, che pur tuttavia non deve parer troppo a duchi così potenti; né le cose si devono aggrandire più del dovere con l’immaginazione. I nomi di greco idioma, che s’incontrano nella descrizione non contraddicono l’opera gotica o longobarda; ché i barbari arti e civiltà proprie non avevano, e si conformavano alla cultura bizantina diffusa allora in Italia …

Un palazzo ducale è certo che vi fu… e sembra si distendesse dal Foro (l’attuale piazza del Mercato)… sino a quella del Duomo… e non dovette essere di troppo piccola mole, né ignobile edificio, se una volta, come attestano i documenti Farfensi, bastò ad ospitare contemporaneamente un Duca e un Re, insieme alle loro corti, mentre pur custodiva l’Archivio di Stato, e in esso si pronunciavano pubblici giudizi”.

Buon lunedì con i Longobardi!

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