INAUGURAZIONI DELLE MOSTRE DI PRIMAVERA
Infinita infanzia, mostra collettiva con opere di Riccardo Baruzzi, Elena Bellantoni, Filippo Berta, Luca Bertolo, Tomaso Binga, Thomas Braida, Alexander Calder, Maurizio Cattelan, Adelaide Cioni, Linda Fregni Nagler, Francesca Grilli, Myriam Laplante, Diego Marcon, Luigi Ontani, Mattia Pajè, Cesare Pietroiusti, Carol Rama, Calixto Ramírez, Marta Roberti, Andrea Salvino, Namsal Siedlecki, Vedovamazzei, Simona Weller
Compresenza, mostra personale di Eduard Habicher
Cose bellissime che si dissolvono (un incontro), installazione di Daniele Di Girolamo
Inaugurazione sabato 23 marzo 2024, ore 11.30 – 13.30
Palazzo Collicola, piazza Collicola 1, Spoleto
Sabato 23 marzo 2024, a partire dalle ore 11.30, è in programma l’inaugurazione delle nuove mostre a Palazzo Collicola. Il ciclo, che durerà per tutta la primavera, include tre nuovi progetti espositivi: una grande mostra collettiva dedicata al rapporto tra arte contemporanea e infanzia, una mostra personale di Eduard Habicher e un’installazione di Daniele Di Girolamo.

Il piano terra di Palazzo Collicola ospiterà Infinita infanzia, una mostra collettiva a cura del direttore dei Musei Civici di Spoleto, Saverio Verini. Il progetto espositivo prende spunto dal saggio La stagione fatata, scritto da Verini e pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi.
Partendo dal libro, la mostra espande la ricerca sul tema dell’infanzia attraverso numerose opere di artisti contemporanei riconosciuti a livello internazionale, includendo anche autori non citati nella pubblicazione, dando così alla mostra un carattere autonomo. Il percorso espositivo intende mostrare come l’infanzia non sia semplicemente un’età dell’oro, ma una fase della vita piena di sfaccettature, tra scoperta e trauma, gioco e disobbedienza, spensieratezza e ansie. Ogni stanza affronterà idealmente un aspetto legato all’infanzia: dal gioco al ricordo nostalgico, dal contesto scolastico al carattere “selvatico” e disobbediente dell’età infantile (reso esemplare dal personaggio di Pinocchio), toccando anche il rapporto con l’adulto/genitore e i traumi connessi a questa stagione della vita così complessa. Una fase che troppo spesso si tende ad appiattire, ma di cui gli artisti hanno saputo offrire letture inaspettate, intime e cariche di poesia. Infinita infanzia si rivolge a un pubblico ampio e, al tempo stesso, intende restituire una panoramica transgenerazionale sull’arte – perlopiù italiana – degli ultimi decenni, grazie al coinvolgimento di Riccardo Baruzzi (Lugo, 1976), Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975), Filippo Berta (Treviglio, 1977), Luca Bertolo (Milano, 1968), Tomaso Binga (Salerno, 1931), Thomas Braida (Gorizia, 1982), Alexander Calder (Lawton, Stati Uniti, 1898 – New York, Stati Uniti, 1976; presente con una scultura Mobile dalla collezione di Palazzo Collicola), Maurizio Cattelan (Padova, 1960), Adelaide Cioni (Bologna, 1976), Linda Fregni Nagler (Stoccolma, Svezia, 1976), Francesca Grilli (Bologna, 1978), Myriam Laplante (Chittagong, Bangladesh, 1954), Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985), Luigi Ontani (Vergato, 1943), Mattia Pajè (Melzo, 1991), Cesare Pietroiusti (Roma, 1955), Carol Rama (Torino, 1923 – 2015), Calixto Ramírez (Reynosa, Messico, 1980), Marta Roberti (Brescia, 1977), Andrea Salvino (Roma, 1969), Namsal Siedlecki (Greenfield, Stati Uniti, 1986), Vedovamazzei (duo formato da Simeone Crispino, Napoli, 1962, e Stella Scala, Napoli, 1964). Simona Weller (Roma, 1940).
Pittura, video, installazione, fotografia e performance sono i diversi linguaggi che caratterizzano le opere; una mostra che, attraverso numerosi media, offre una lettura trasversale sull’arte italiana degli ultimi cinquant’anni, tra nomi affermati ed emergenti, movimenti storicizzati e tendenze recenti. Voci diverse, tenute assieme dall’adesione a un tema intrigante come quello proposto, che non appartiene a un preciso momento storico, ma attraversa epoche e sensibilità differenti.
La mostra è realizzata con il contributo di numerosi prestatori, degli archivi e delle gallerie che rappresentano i diversi autori.

Il Piano Nobile, negli spazi adiacenti alla Biblioteca Carandente, ospiterà l’intervento Cose bellissime che si dissolvono (un incontro), realizzato nel 2023 da Daniele Di Girolamo (Pescara, 1995). Si tratta di un’installazione che si interroga sul tema delle relazioni, dei rapporti umani e sulla loro caducità. L’installazione si compone di tre coppie di fiori – dei cardi – che si muovono nello spazio grazie a un meccanismo messo a punto dall’artista, disegnando delle orbite attraverso il districarsi di tubi in ottone. Dei fili elettrici scorrono all’interno degli steli artificiali che permettono al fiore di ruotare su sé stesso e ricercare un contatto possibile con l’altro. Una componente sonora, data dall’attrito tra i cardi, caratterizzerà la stanza di un’atmosfera particolare, nostalgica e sospesa.
Con l’opera di Daniele Di Girolamo questo spazio del museo intende caratterizzarsi sempre più come una vetrina per artisti emergenti, invitati a presentarsi con un “atto unico” che investe l’intera stanza.

A completare il programma espositivo del museo, al secondo piano sarà allestita Compresenza, una mostra personale di Eduard Habicher (Malles Venosta, 1956). L’artista altoatesino esporrà una serie di sculture disseminate in diverse stanze del piano, in diretto dialogo con la collezione permanente di arte contemporanea. Il titolo della mostra intende suggerire proprio la presenza delle opere di Habicher, che si vanno temporaneamente ad aggiungere e affiancare a quelle già allestite nel museo: presentandosi come dei “punti esclamativi” all’interno del percorso espositivo, le opere risultano immediatamente riconoscibili con i loro colori accesi e le forme sinuose, ottenute grazie alla manipolazione di putrelle industriali, trasformate in linee mobili e leggere, quasi fluttuanti nello spazio. Oltre alle sculture, l’artista presenterà anche dei lavori su carta, frutto di sperimentazioni compiute da Habicher attraverso una tecnica che prevede un processo di combustione e l’impiego di acciaio inox su cartone.
Compresenza nasce a seguito di numerosi sopralluoghi a Palazzo Collicola da parte dell’artista; la mostra ribadisce il legame di Habicher con la città di Spoleto, avviato con la scultura Libera mente, installata dal 2021 al 2023 all’ingresso di Palazzo Collicola e oggi collocata in uno dei punti nevralgici della città, al centro di piazza della Vittoria. La mostra è realizzata nell’ambito del Premio ArteMuseo, promosso dalla fiera ArtVerona, di cui Habicher è stato beneficiario nel 2022, su selezione dell’allora direttore di Palazzo Collicola, Marco Tonelli.
Sempre al secondo piano sarà ancora possibile ammirare una selezione di opere su carta del celebre scultore spoletino Leoncillo (Spoleto, 1915 – Roma, 1968), già visibili dallo scorso novembre. Le opere ripercorrono la relazione dell’artista con il disegno, dalla prima fase del realismo espressionista degli anni Trenta e Quaranta, fino ad approdare all’intensa stagione informale. Le carte non vanno interpretate come bozzetti o disegni preparatori per le ceramiche, piuttosto come estensioni di queste, partecipando della stessa sofferta realtà esistenziale.
L’inaugurazione si terrà alla presenza di gran parte degli autori invitati. Tutti i progetti espositivi dureranno fino al 9 giugno 2024.
Biografie degli artisti
Eduard Habicher
Eduard Habicher è nato nel 1956 a Malles-Val Venosta e si è diplomato all’Accademia di Belle Arti a Firenze. La sua pratica utilizza la scultura come medium principale interrogandola continuamente in relazione allo spazio, pubblico e museale. Dal 1982 a oggi il suo lavoro è stato esposto in importanti istituzioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero, entrando a far parte della collezione di numerosi musei e parchi pubblici. Tra le esposizioni più recenti: A modo mio, MAMbo (Bologna); Lockout, Forte di Fortezza (Bolzano); Work in Progress, Palazzo Collicola (Spoleto); Eppur si muove, Galleria Studio G7 (Bologna); Museion (Bolzano); New Art Centre Park (Salisbury, UK). Nel 2022 vince il Premio ArteMuseo, promosso dalla fiera ArtVerona. Vive e lavora a Rifiano – Merano.
Daniele Di Girolamo
Daniele Di Girolamo è nato a Pescara nel 1995. Si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e la Malmö Art Academy. Il suo è un approccio multidisciplinare che comprende sculture cinetiche e sonore, spesso parte di più ampie installazioni ambientali. Utilizza anche video e sound performance. Trae ispirazione da fenomeni naturali e fisici che riflettono le connessioni emotive con la memoria, la fede, il bisogno di incontro e di intimità. Tra le esposizioni più recenti: Misure di una distanza, spazio Supernova, Roma (2024); Materia Sonora, Istituto Italiano di Cultura, Madrid (2024); Beautiful things fading away, KHM2, Malmö (2023); Dopodomani, Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, Roma (2023); Portfolio, Fondazione La Quadriennale di Roma, Palazzo Braschi (2022); Correct Ways to Misunderstand, Traffic Gallery, Bergamo (2022)
Fabio Giorgi Alberti
Fabio Giorgi Alberti è nato a Leida, nei Paesi Bassi, nel 1980. Lavora tra Bevagna, in Umbria, e Roma. Ha un approccio multimediale; usa l’installazione, parole, scultura, pittura, disegno e film digitale e analogico per indagare il linguaggio e il rapporto dell’individuo con la realtà. Il suo lavoro ruota intorno all’idea di doppio, alla fisicità dello spazio e alle relazioni che l’opera crea tra lo spettatore e l’artista. Tra le sue mostre recenti, ricordiamo: Concrete poetry (10.22 v.) a cura di Giulia Simi, Casa Morandi MAMbo, Bologna (2022); Casting the Castle III – They repeat themselves constantly, but do not create a sense of habit a cura di Saverio Verini, Civitella Ranieri Foundation, Umbertide (2022); The expanded body, a cura di Angelica Gatto e Simone Zacchini, Unosunove, Roma (2022); Piccolo calcolo approssimativo di sostanza, a cura di Postex, GAM, Roma (2021); Civetta, Spazio Mensa, Roma (2021); The Feuilleton: I will bear witness, Piggy-backing-from the Edicola, a cura di Jo Melvin, Spoleto, e MACRO, Roma (2021); Buco nero, Come Alone, Atene (2020); Clouds and steel, Una vetrina, a cura di Marta Silvi, Roma; Language games, a cura di Jo Melvin, Cannara (2019).
