
Il dipinto ritrae Alfonso Palettoni ed è stato attribuito alla bottega di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino.
Di famiglia spoletina, egli ricoprì diversi incarichi sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini, tra i quale nel 1636-37 quello di governatore di Cento e nel 1643 di Fabriano, e venne inoltre nominato uditore generale dell’esercito pontificio e di Forte Urbano, la grande fortificazione commissionata dal pontefice presso Castelfranco dell’Emilia.
La famiglia Palettoni possedeva a Spoleto un palazzo, ancora oggi ubicato a Corso Giuseppe Garibaldi, in cui era conservata una ricca collezione, una parte della quale venne lasciata in eredità nel 1803 dall’ultimo discendente della famiglia alla casa dei Gesuiti di Spoleto. Le opere passarono poi all’Ospedale di San Matteo e confluirono in seguito nella raccolta Pinacoteca Comunale di Spoleto.
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Il dipinto è stato realizzato nel 1637 da Paolo Antonio Barbieri, fratello del Guercino, e ricordato dalle fonti come «pittore eccellente nel far pesci, uccelli, fiori, frutti». Dal suo libro dei conti risulta che il committente dell’opera fu lo spoletino Alfonso Palettoni, governatore di Cento, patria dei due pittori, e di cui si conserva un ritratto a Palazzo Collicola sempre attribuito alla loro bottega. Come quest’ultima opera, la Spezieria era parte di un lascito dell’ultimo discendente della famiglia Palettoni alla casa dei Gesuiti di Spoleto, poi confluito nei beni dell’Ospedale di San Matteo e in seguito nella raccolta della Pinacoteca Comunale di Spoleto.
Paolo Antonio Barbieri era specializzato nella produzione di nature morte e la grande qualità di questa opera ne mostra le doti di pittore. Egli era inoltre il vero gestore della bottega di famiglia, con sede a Cento e poi a Bologna, che divenne una vera e propria impresa dalla quale i due fratelli dividevano i proventi.
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