Giovanni Catena (Spoleto, 1794 – 1877)

Autoritratto [olio su tela, cm 63,5×50]

Giovanni Catena, personalità di rilievo della pittura spoletina dell’Ottocento, fu tra i primi e più entusiasti pittori umbri ad aderire al gusto purista minardiano, appreso in occasione della giovanile esperienza condotta a Roma tra il 1823 e il 1829.

L’attività del Catena si svolse prevalentemente a Spoleto e nel territorio limitrofo dove realizzò numerose pale d’altare (chiesa dei Cappuccini, chiesa di San Gregorio maggiore, parrocchiali di Bazzano e di Azzano) nelle quali l’artista mostrò di aver seguito non solo modelli locali ma anche esempi del Seicento classicista di ReniDomenichino e Sassoferrato.

Il primo apprendistato del pittore si svolse presso Giuseppe Pentozzi, autore di decorazioni in ville e palazzi spoletini, e presso il figlio Casimiro il cui nome è legato alla scoperta del Ponte sanguinario.

Perfezionatosi alla scuola di belle arti del sacerdote Luigi Landini, situata nell’Eremo di S. Maria delle Grazie sul Monteluco, potè coltivare il suo talento grazie al sostegno offerto da Pietro Fontana, uno dei più illuminati esponenti della cultura spoletina della prima metà dell’Ottocento sensibile alla tutela del patrimonio culturale, amico di Canova e Minardi.

Fu anche grazie ai contatti del Fontana con personaggi influenti dell’ambiente romano, se il pittore spoletino potè entrare all’Accademia di San Luca dove frequentò le lezioni di Minardi e di Andrea Pozzi. Nel 1831 dopo il rientro a Spoleto gli venne affidata la direzione della scuola di Disegno per studenti e artigiani.

Frequenti furono i suoi interventi a salvaguardia del patrimonio artistico cittadino, come l’incarico per il distacco di parte dell’affresco di Giovanni Spagna esistente alla Rocca o il restauro della Maddalena guercinesca di cui eseguì anche una copia.

Realizzò inoltre allestimenti, addobbi e una macchina pirotecnica in occasione delle visite a Spoleto dei pontefici Gregorio XVI e Pio IX.

L’autoritratto qui presentato è pervenuto alla Pinacoteca comunale nel 1918 in seguito alla donazione di Maria Cherubini Catena, discendente dell’autore, ed è da considerarsi frutto, ancora acerbo, dell’esperienza romana ed è quasi certamente la prova più antica dell’attività del Catena ritrattista.

Il dipinto offre un’immagine del pittore molto giovane, con un abbigliamento tipico dei primi decenni del XIX secolo e denota una discreta capacità esecutiva e una resa psicologica e intimistica.

Per saperne di più visita la sezione “A tu per tu con l’arte” di Palazzo Collicola >> https://bit.ly/3cj6H9O

Rubens Santoro (Montegrassano, 1859 – Napoli 1942)

Ritratto | olio su tela, cm 64×9,5 | 1877

Non si conosce come il ritratto in questione, firmato e datato in basso a destra dal pittore di origini calabresi Rubens Santoro, sia pervenuto nelle collezioni comunali.

Si deve forse ad una donazione avvenuta ad opera del cugino Francesco Santoro che a cavallo tra il XIX e il XX secolo risiedeva nella città di Spoleto.

Appartenente ad una famiglia di artisti, il pittore Rubens Santoro si formò all’Accademia di belle arti di Napoli come allievo di Domenico Morelli, uno dei più importanti artisti napoletani dell’Ottocento, celebre per i suoi quadri di soggetto esotico.

Molto giovane si fece notare con il dipinto “Una fanciulla che ride“, acquistato proprio dal suo maestro.

Tra i dipinti più noti di Rubens Santoro sono i ritratti e gli scorci di paese, ben lontani dalle vedute della “scuola di Posillipo” che mostrano come l’incontro con Mariano Fortuny, in occasione del suo breve soggiorno napoletano nel 1874, influenzò notevolmente la sua tecnica pittorica che si impreziosì di colori brillanti e luminosi, privilegiando tagli fotografici ed estremamente moderni.

Agli inizi degli anni ‘80 soggiornò prima a Venezia e poi a Verona, dove espresse il suo gusto coloristico e le sottili ricerche luministiche in numerose opere ad olio e acquerello.

Così come avvenne per il pittore spoletino Cesare Augusto Detti, anche per il Santoro furono fondamentali i contatti con il famoso mercante d’arte francese Adolphe Goupil che acquistò molti dei suoi quadri e gli aprì la strada del collezionismo internazionale.

Seguendo la stessa impronta luminosa e leggera dei paesaggi e delle marine, Santoro fu anche un eccellente ritrattista come dimostra anche il dipinto qui presentato, realizzato dal pittore non ancora ventenne con pennelate leggere e luminose ed un taglio preciso ed incisivo.

La luce del quadro e la trasparenza dei colori emergono vivacemente dalla tela che rende pienamente la fierezza e dignità del personaggio rappresentato.

Per saperne di più visita la sezione “A tu per tu con l’arte” di Palazzo Collicola >> https://bit.ly/3cj6H9O

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