Accadde a Spoleto: il Ponte Sanguinario

Nel maggio del 1844 un certo P. B. Von Brunen, viaggiatore per diletto, spinto da amore di bellezza verso le italiche terre, scrive una appassionata lettera al direttore di un settimanale di letteratura e di belle arti, stampato a Roma, chiamato “L’Album”, magnificando le molte meraviglie architettoniche di Spoleto ma riferendosi in particolar modo ad un suo insigne monumento, il ponte Sanguinario, imponente cavalcavia di epoca romana (I sec. a.C.), in blocchi di travertino, ancora in uso nel medioevo, ma sepolto nei secoli successivi dai detriti del torrente Tessino.

Tal Von Buren, che si dice nativo di Utrecht (città che accoglie parte delle spoglie di Ponziano, santo patrono di Spoleto) non nasconde, nella missiva, la profonda emozione da lui provata «di fronte alle pietre del ponte bagnate dal sangue di tanti cristiani» e ricorda come tale ponte sia stato «scoperto quasi per prodigio nell’anno 1816 allorchè si scavavano le fondamenta» del vicino ponte poi intitolato a Garibaldi. Il Von Buren continua dicendo che nonostante «fosse divenuto oggetto di venerazione e di ammirazione, nulladimeno (né ho potuto saperne le cause) fu nuovamente sotterrato dopo pochi anni. Riscavatosi nella passata estate, congetturai, che volesse correggersi il passato errore, tornandolo alla pubblica vista; interrogai molti, ed ottimi cittadini, che di ciò potevano essere informati, i quali con dolenti parole mi risposero, che sarebbesi forse ricoperto. Nel timore adunque, che questa sventura si realizzi, ho creduto essere cosa utile trarre il disegno, che le invio, perché sen conservi la memoria, facendolo conoscere ai suoi numerosi lettori, unitamente a queste brevi notizie».

Insieme a misurazioni e dettagli storici sul manufatto, nell’articolo appare infatti il prezioso disegno che vi proponiamo e che ci restituisce una rara immagine del ponte, all’epoca ancora totalmente in vista, con una sola arcata completamente interrata. Il timore di un nuovo interramento, a pochi anni dalla fausta scoperta, spinge il Van Brunen ad una preghiera:«Voglia il cielo […] che questo monumento che ben a ragione classico e venerando può dirsi, sia conservato a decoro di questa città per tanti titoli illustre, e che gli ottimi magistrati della medesima […] ne prendano tutta la cura, che al loro officio si conviene; del che non può dubitarsi da chi conosce qual sia la loro saviezza.»

Passano due anni anni e si scopre, in un altro documento, una circostanza curiosa. Oltre ad un nuovo disegno del ponte, tra le note a margine di un componimento lirico dello spoletino Francesco Innocenzi, intitolato “Il Ponte Sanguinario di Spoleti – Visione”, salta fuori che il disegno pubblicato sulla rivista “L’Album” porta la firma di Casimiro Pentozzi e che il misterioso P. B. Von Brunen è in realtà uno pseudonimo dietro cui si cela Pietro Fontana (1777-1854), politico e storico dell’arte, figura tra le maggiori della storia culturale spoletina, cui si deve, tra le altre cose, l’avvio della pinacoteca comunale.

Fontana si batte come un leone per preservare questa importante testimonianza della romanità e della cristianità. Non a caso, dal 1848, l’opera “per interesse del cav. Pietro Fontana e del pittore Pentorri (?), viene protetta con la costruzione di un sotterraneo, il quale è quasi subito invaso dalle infiltrazioni d’acqua”: lo spiega Giovanna Giubbini in una voce dedicata al monumento contenuta nel volume “Giuseppe Sordini. Luoghi e documenti di un archeologo spoletino” (1994).

La battaglia per la tutela e la valorizzazione del monumento passa così da Pietro Fontana ad Achille Sansi, il maggiore archeologo spoletino. È sempre la Giubbini a ricordarci, come, nel 1896, dopo lo sprofondamento del terreno presso il ponte e la conseguente chiusura delle luci degli archi da parte dell’Amministrazione, per evitare possibili incidenti o disgrazie, il Sansi, «preoccupato che un tale intervento impedisca di portare in un futuro prossimo allo scavo completo del monumento, cerca di reperire i finanziamenti necessari al completamento dei lavori» chiedendo al Ministero duemilacinquecento lire. «[…] Purtroppo, quando arriva la risposta ministeriale, il muro è già stato in gran parte costruito […] Negli anni che seguono lo studioso continua a portare avanti il progetto di isolamento del ponte romano […] Nel 1903 […] l’ing. Bocci elabora un adeguato progetto di sistemazione del ponte […] relativo in particolare all’isolamento a valle e a monte delle arcate, e allo scavo per la rimessa in luce del piano dell’antica platea. Il progetto dell’ing. Bocci attira finalmente l’interesse della Giunta comunale, che promette di chiedere al Ministero almeno 1000 lire per l’esecuzione [degli interventi]. I lavori vengono terminati nel 1906

Il monumento, che si presenta oggi formato da due arcate a tutto sesto di travertino, è visitabile in un sotterraneo situato sotto la piazza Garibaldi.

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